Audio di Apertura

 LEGGENDE SUL  CASTELLO ORSINI

 

Sul Castello Orsini si trovano documentate due leggende che ancora oggi vengono raccontate per ‘spaventare’ i bambini.  Nella notte del sabba delle streghe il fantasma di Mario Orsini, l’ultimo discendente della famiglia morto nel 1634, sarebbe stato visto uscire su un cocchio dorato trainato da cavalli con occhi infuocati che avrebbe percorso a grande velocità il tragitto da Porta Vecchia sino alla Villa di Orazio per poi far ritorno nel Castello. Probabilmente a Mario Orsini toccò in sorte questa sorta di maledizione per aver venduto il Castello ed il feudo alla famiglia Borghese ma anche per la crudeltà esercitata dalla famiglia Orsini nei confronti tanto dei nemici quanto di coloro che osavano ribellarsi alle loro leggi, fatti precipitare dalla botola della torre del castello su lame acuminate poste al di sotto. Analoga fine toccava a quanti si ribellavano al diritto feudale dello jus primae noctis che consentiva ai Signorotti di giacere con le donne del luogo la prima notte del matrimonio.

I BRIGANTI

Nell’Italia Post-Unitaria si diffuse il fenomeno del cosiddetto grande brigantaggio per distinguerlo a quello associato a fenomeni di banditismo armato ed organizzato che, ancor prima dell’Unità d’Italia, era attivo nel Regno delle due Sicilie. Durante il Risorgimento il brigantaggio meridionale assunse dei connotati più politici interessando soprattutto i territori ex borbonici a testimonianza delle profonde differenze già esistenti nel 1861 tra nord, centro della penisola da un lato e il Mezzogiorno dall’altro. Esso rappresentò una vera e propria forma di resistenza generalizzata a quella che evidentemente fu sentita come una vera e propria invasione. Del resto, l’alleanza con queste forze non regolari venne sancita proprio all’alba dell’unificazione della penisola e sostenuta inizialmente  dal Papa e da quanti non volevano che tale unificazione avesse luogo. Per molti anni, con l’appoggio dello Stato Pontificio, i briganti riuscirono  a tenere testa agli eserciti Piemontesi con vere azioni di guerriglia che, tuttavia, scatenarono anche reazioni molto dure da parte del governo che moltiplicò le azioni di repressione che, a loro volta, incrementarono il fenomeno del pentitismo e

la deportazione coatta. Spesso il brigantaggio diede vita anche ad azioni di mero banditismo lontane dagli intenti politici ma spesso queste azioni erano determinate dalle condizioni di estrema povertà in cui vivevano i briganti stessi. Alla fine del fenomeno del brigantaggio contribuì anche il venir meno dell’appoggio dello Stato Pontificio. Nel 1864 la rivista La Civiltà Cattolica scriveva:

" Una delle piaghe più cancrenose del preteso regno d'Italia è il cosiddetto brigantaggio che da quattro anni infierisce nelle province meridionali". 

Dopo aver descritto e denunciato le azioni repressive del governo e l'impoverimento delle popolazioni causato dall'incremento dei prezzi concludeva tuttavia:

"la cagione del brigantaggio è politica, cioè l'odio al nuovo Governo". 

Nel 1869 furono catturati i guerriglieri delle ultime grandi bande con cavalleria; nel 1870 con la presa di Roma e l’annessione del Lazio il governo italiano mise ufficialmente fine al brigantaggio. I briganti non si limitavano ad azioni contro il governo centrale ma spesso  scrivevano messaggi e lettere di richiesta e di minaccia a benestanti e personalità locali, sia per ottenere denaro e beni materiali sia per indurre le autorità locali ad azioni che indebolissero l'autorità del governo italiano.

Nei territori di Vicovaro e Licenza due erano i briganti che vi si nascondevano e spostavano, Geremia e Fontana. Secondo la tradizione uno dei due, quando si faceva vedere, per spaventare chi incontrava, mostrava un pezzo di orecchio umano attaccato alla falda del cappello. Poiché si diceva  che  rubassero ai ricchi per dare ai più poveri, spesso qualche complice del luogo li avvisava dell’arrivo delle guardie pontificie col grido Er volatu er falco al licinetta, che significa: è volato il falco a licinetta. Ancora oggi gli anziani raccontano che Geremia e Fontana nascondevano il denaro rubato nelle grotte e nelle gallerie o nel cavo degli alberi. Per questo i contadini credevano che bruciandoli da essi sarebbe uscita una schiuma d’oro. La Banda di Fontana, resa più forte dal confluire in essa di diverse bande del luogo,  fu attiva sino al 1871 e nota tanto per gli scontri a fuoco con le truppe pontificie, uno dei quali presso il monte Guadagnolo, quanto per le  ruberie e le  richieste di riscatto a danno di diversi possidenti. La banda venne presa solo grazie al fenomeno della presentazione volontaria di alcuni membri, del tradimento di alcuni affiliati sotto il campanile della Madonna di Vallebona di Orvinio.

Audioguida briganti

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LA LEGGENDA DEL GALLO


La leggenda del Gallo, raccontata dai bambini della scuola Primaria di Licenza, è una delle storie più conosciute nel territorio tramandata, spesso con varianti, oralmente dai nonni ai nipoti.

 La storia narra la contesa tra i Comuni di Licenza e Civitella per la delimitazione dei confini: un mito di fondazione. La demarcazione del territorio rappresenta, da sempre motivo,  di lite e contesa fra territori vicini in quanto correlata allo sfruttamento delle ricchezze del territorio a vantaggio delle diverse comunità.

Non a caso protagonista di questo racconto è il gallo, animale ricco di valenze simboliche: con il suo canto scaccia gli spiriti notturni della notte, annuncia il ritorno della luce e rappresenta pertanto la vigilanza e l’attenzione, in ultimo il gallo con il colore della cresta e delle piume rappresenta il sole ed il fuoco elementi vitali ed è legato alla fertilità grazie al suo forte istinto riproduttivo.

Per dirimere la contesa gli abitanti di Licenza e Civitella sarebbero partiti ognuno al canto del proprio gallo e nel punto in cui le due comunità si fossero incontrate, lì sarebbe stato posto il confine con una pietra terminale. I licinesi pensarono di far mangiare a sazietà il gallo pensando che questo gli avrebbe consentito di anticipare la partenza, al contrario i civitellesi lo tennero a digiuno. Fu quest’ultima la scelta vincente perché il gallo, affamato, cantò anzitempo consentendo ai civitellesi di partire per primi ed arrivare a Licenza quando ancora la Comunità stava dormendo. L’avanzata di Civitella si sarebbe spinta sino alla Piazza del paese,

a detta di Licenza, o sino alla Villa di Orazio, a detta di Civitella. L’aver vinto la gara ed essersi dimostrati più intelligenti è ancora oggi motivo di orgoglio per la piccola comunità reso ancor più forte dal fatto di non essere mai stati riconosciuti come Comune autonomo.  Civitella vide riconosciuto il suo desiderio di municipalità solo con Napoleone che istituì il Comune nel 1809 con poco più di 400 abitanti.

Il Comune, tuttavia, ebbe vita breve e decadde con la caduta di Napoleone stesso nel 1814.

Il suo territorio pertanto venne aggregato a Vicovaro sino al 1824, a Monteflavio sino al 1880, a Licenza sino al 1890, a Percile sino a 1898 e infine di nuovo a Licenza.

Audioguida Il Gallo

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Piatti tipici

La gastronomia tradizionale di Licenza si basa  su ingredienti semplici ma particolarmente pregiati.

Per la preparazione di dolci, pane e pasta si usa in particolar modo il farro, cereale già frequentemente coltivato ed utilizzato dai romani perché resistente al freddo e adatto ai terreni argillosi ed umidi.

Per condire, insaporire e dare ad ogni ricetta un gusto unico l’olio extra-vergine di oliva Dop “Terre Tiburtine” . Ed infine i formaggi freschi o stagionati col tradizionale sistema della paglia di frumento.

dolci tipici
le sagne
sagn'e farro

La polenta

Spesso condita con sugo di cinghiale

Le Sagne ‘e farro

La ricetta per 6 persone tramandata dalle nonne ai nipoti:

-6 uova

-300 grammi di farina di farro

-300 grammi di farina 00

-un pizzico di sale

-un pizzico d’amore

Procedimento

Mescolare le due farine creando poi un ‘vulcano’. Rompervi le uova al centro. Aggiungere il sale e …il pizzico d’amore, amalgamare ed impastare. Stendere la pasta con il mattarello e tirarla in sfoglia sottile. Tagliare la sfoglia in striscioline da 1,5 cm. Condire con pomodoro, olio aglio e peperoncino.

La Nociata

noci spezzate con buccia di arancia e miele racchiusi da foglie di alloro;

La pizza di Pasqua e le ciambelline di magro

Dove mangiare a Licenza?

Osteria Antico Boschetto

Pizza · Via Tre Olive s.n, c

 

La Locanda Della Vecchia Scola

Ristorante · Via Piana, 24

 

Gustavo

Ristorante · Via Licinese, 24

 

Bar della Piazza

Bar- Piazza Libertà, 3 Licenza

Dove alloggiare a Licenza?

Hotel Luisella

Via Licinese, 22, 00026 Licenza RM•348 541 0257

Loc. La Mola
00026 Licenza (RM)
Tel: 0774/46021
Fax: 0774/46517

 

Centro Gusevi

Via Antonio Gramsci, 28, 00026 Licenza RM

 

Hotel Fonte Bandusia 

Via Bandusia, 9
00026 Licenza (RM)
Fax: 0774/46226
Email: fontebandusia@aol.it
Sito ufficiale: www.fontebandusia.it

licenza anni 50
la scuola di Licenza anni 1960
Foto da VeraMazzotta

Come arrivare a Licenza?

Autostrada A24 Roma-L'Aquila uscendo al casello di Vicovaro Mandela. In alternativa, percorrere la SR Tiburtina ed uscire alo svincolo per Licenza. Percorrendo invece strade più interne possiamo arrivare a Licenza seguendo la Licinese.

Se invece vi piace viaggiare comodi potete arrivare a Licenza con autobus e treni 

Licenza

Licenza

foto d'epoca

piazza

piazza

della libertà

mandela sambuci

mandela sambuci