Audio di Apertura

BREVE STORIA DEL GIARDINO

 

Il  giardino, fin dai tempi più remoti, è stato associato a qualcosa di magico, segreto, religioso. La stessa parola paradiso deriva dal termine sancrito che era usato per indicare un luogo recintato. Il giardino rappresenta l’espansione all’aperto dell’edificio, la sua parte originariamente utilitaristico-produttiva.

Successivamente esso assumerà il significato di luogo di godimento visivo e quindi di riposo ma anche di godimento del Signore che lo ha creato di cui diventa anche espressione di cultura e potere.

Il culto del giardino è presente già presso le popolazioni egizie ed assiro-babilonese di cui si ricordano i famosi giardini pensili. Fu Nabbucodonosor ad introdurre la novità dei terrazzamenti  ed a rendere i giardini luoghi di svago e di ozio tra piante esotiche e giochi di acqua.

Nell’antica Grecia, stando ad Omero, esistevano due specie di giardino, il giardino della fecondità (orto) rappresentato dal giardino di Alcinoo e quelle degli Dei, il cosiddetto bosco sacro, rappresentato invece dal giardino di Calipso, il primo inteso quindi come luogo coltivato spesso posizionato all’esterno della città, il secondo invece inteso anche come luogo sacro all’interno del quale collocare opere architettoniche come i templi che ne dovevano esaltare la sacralità.

Nel IV secolo tutte le scuole filosofiche del tempo, da quella di Platone a quella di Aristotele riportarono il giardino all’interno delle proprie Accademie e quindi in città ma si deve alle conquiste di Alessandro Magno l’importazione dell’idea ellenica del giardino cittadino inteso come luogo di svago. E’ in questo periodo che si moltiplicarono giardini sia privati che pubblici di imitazione orientale in cui piante e uccelli di ogni genere convivevano con piccoli templi. Nelle città si diffusero anche i Giardini di Adone, piccoli spazi verdi, a volte solo vasi, collocati sui tetti delle case di cereali ed ortaggi che con la loro vita ciclica simboleggiavano quella del dio Adone. Nell’antica Roma troviamo due tipi di giardini, il bosco sacro, incontaminato e abitato dal genius loci e l’hortus conclusus, un piccolo spazio posto nel retro della casa che rappresenta la prosecuzione della casa a fini utilitaristici. L’ hortus conclusus lasciò spazio nel II sec. a.C. al peristilio, ossia ad uno spazio verde posto all’interno della casa e porticato.

In età imperiale il giardino perde ogni fine utilitaristico e diventa parte architettonica della casa, compiuta in sé stessa. L’edificio e lo spazio aperto della villa suburbana sono parti integranti l’uno dell’altra, intimamente legati uno all’altra dalla presenza di giochi d’acqua, elementi architettonici, giochi di luce, ninfei e porticati. Il giardino è luogo dell’otium, il locus amoenus,  lo spazio che sostanzia la filosofia di vita.

Con la caduta dell’Impero Romano viene meno anche la cultura del giardino ed esso viene limitato e modificato a seconda delle nuove situazioni: il giardino monastico, il giardino del castello e quello della villa. In tutti questi casi la funzione che passa è quella dell’hortus conclusus, dello spazio produttivo, recintato e separato dal resto del borgo percepito come luogo ostile. Il giardino monastico ha lo scopo di sostenere il Monastero grazie alla coltivazione delle piante officinali e di quanto necessario alla sopravvivenza ma anche di favorire la preghiera. Esso diventa simbolo del Paradiso terrestre .

Il giardino laico, invece, dopo l’anno 1000 assume la funzione di luogo paradisiaco, di delizie (hortus deliciarum), luogo che simboleggia l’amore cortese e il percorso che il cavaliere deve intraprendere al suo interno per raggiungere la felicità. E’ in questo periodo che, non a caso, compare il tema del labirinto. Nel 1300, il giardino diventerà definitivamente simbolo del piacere più alto del fare letteratura: non a caso la brigata dei giovani di Boccaccio scappa dall’epidemia di peste che affligge Firenze, ( peste che è anche simbolo della chiusura mentale)  per rifugiarsi in un giardino che diventa simbolo del piacere di stare insieme e del novellare e del fare letteratura.

Uno sguardo d’insieme: il giardino e il quadriportico

 

Situato nella parte meridionale della struttura, il grande quadriportico rettangolare racchiudeva un ampio giardino dotato di un’imponente vasca centrale. Si tratta senz’altro di uno degli elementi più caratterizzanti della villa, non tanto per la sua presenza di per sé, che è perfettamente in linea con l’impianto architettonico più tipico della villa di otium, pensata e costruita per la villeggiatura e il riposo. L’abitudine dei romani di fare una passeggiata dopo aver mangiato doveva naturalmente suggerire la costruzione di porticati con colonne, che per maggiore comodità, e anche per poterne godere in qualsiasi periodo dell’anno, dovevano essere coperti. La zona porticata della villa oraziana era pensata proprio a questo scopo, nonostante le strutture murarie di servizio che in alcuni tratti interrompevano la continuità del camminamento. Quasi certamente aveva un tetto spiovente verso l’interno, per consentire il deflusso delle acque piovane e lo scarico della neve; precipitazioni del genere erano particolarmente abbondanti durante l’inverno in questa regione.

Il giardino e il quadriportico

00:00 / 01:38

Un quadriportico… particolare
 

Situato nella parte meridionale della struttura, il grande quadriportico rettangolare racchiudeva un ampio giardino dotato di un’imponente vasca centrale. Si tratta senz’altro di uno degli elementi più caratterizzanti della villa, non tanto per la sua presenza di per sé, che è perfettamente in linea con l’impianto architettonico più tipico della villa di otium, pensata e costruita per la villeggiatura e il riposo.

L’abitudine dei romani di fare una passeggiata dopo aver mangiato doveva naturalmente suggerire la costruzione di porticati con colonne, che per maggiore comodità, e anche per poterne godere in qualsiasi periodo dell’anno, dovevano essere coperti.

La zona porticata della villa oraziana era pensata proprio a questo scopo, nonostante le strutture murarie di servizio che in alcuni tratti interrompevano la continuità del camminamento. Quasi certamente aveva un tetto spiovente verso l’interno, per consentire il deflusso delle acque piovane e lo scarico della neve; precipitazioni del genere erano particolarmente abbondanti durante l’inverno in questa regione.

Ma a rendere degno di nota il quadriportico della villa di Licenza è soprattutto l’ampiezza: le sue dimensioni appaiono infatti decisamente superiori alla media, visto che il rettangolo del quadriportico, con i suoi 42 e 85 metri di lato, copriva una superficie più che doppia rispetto alla parte abitativa. Ciò rappresentava una caratteristica peculiare di tale residenza, probabilmente voluta dallo stesso Orazio per qualche ragione.

Ma quale? Appare piuttosto probabile l’ipotesi che il motivo sia da ricercare nella volontà di imitare un modello esistente ben preciso, che gli studiosi ritengono di poter individuare nella Villa dei Papiri ad Ercolano.

Che Orazio sia stato ospite nella villa e abbia potuto visitarla è circostanza accertata, e possiamo facilmente immaginare che ne abbia subito il fascino e l’influenza, e abbia voluto ricreare un effetto simile anche nella sistemazione del suo giardino. Comunque, tutta l’architettura del giardino era studiata con un raffinato gusto e una cura dei dettagli che precorrono senza dubbio la sensibilità estetica che si esprimerà nel giardino rinascimentale e nei casini di caccia sei-settecenteschi.

Un quadriportico particolare

Il giardino, un appendice della casa

00:00 / 01:57
00:00 / 01:35

 

La villa e il paesaggio

 

Il rapporto tra la parte abitata della domus e le zone verdi circostanti era strettissimo e di forte integrazione reciproca. Anzi, talvolta il confine tra interno ed esterno della villa si faceva sottile, sfuggente, fino ad annullarsi, se - come è probabile - dalla casa si poteva ammirare il lungo viale del giardino, fiancheggiato da aiuole verdi e alberi da frutta, e se, come scrive lo stesso Orazio, si poteva pranzare guardando gli armenti al pascolo e le verdi pendici della montagna.

Durante il pranzo è dolce guardare le pecore / che sazie s'affrettano a casa,/ guardare i buoi stanchi tirare a capo chino l’aratro sollevato”.

(Epodi, 2,2, 60-63)

Così Orazio fa dire a uno dei personaggi dei suoi carmi, ma è come se parlasse lui stesso.

Le ville rurali romane, in genere, avevano una collocazione studiata proprio per permettere uno speciale rapporto col paesaggio, non solo attraverso la scelta di aree strategiche per l’edificazione (a volte sulla sommità di alture, altre volte lungo i versanti, e così via), ma proprio nei criteri stessi della costruzione e nella suddivisione degli ambienti. Ciò che si desiderava non era solo la migliore esposizione possibile, ma anche un panorama suggestivo, insieme ad adeguati spazi pensati per goderne. Anche se il portico finestrato, interrotto da ampie aperture, è forse un’opera aggiunta posteriormente, già nella fase oraziana la struttura architettonica e la disposizione della villa dovevano permettere di ammirarne e di viverne appieno il giardino e di godere di una meravigliosa vista sulla valle.

La villa e il paesaggio

00:00 / 01:54

Come si ricostruisce un giardino antico?

Essendo qualcosa di assolutamente deperibile e che non può sopravvivere nel tempo, il giardino di una villa antica sembra inevitabilmente destinato all’oblio, cioè ad essere perduto per sempre. Ma siamo davvero sicuri che sia così anche per la villa di Orazio? Davvero non c’è proprio nessuna speranza? 

Ebbene, no, per fortuna! È vero, l’aspetto del giardino originario non si può riprodurre con esattezza, ma in compenso ci sono tante altre buone notizie!

Anzitutto si può fare molto per ricostruire l’esperienza visuale del giardino, vale a dire il contesto, l’ambientazione complessiva: il portico che lo circondava tutt’intorno, la scalette che permettevano l’accesso al piano inferiore del giardino, lo stretto rapporto di collegamento e passaggio con la zona abitativa…

Tutto fa pensare a uno spazio di verde vissuto intensamente in ogni stagione. Concepito anzitutto per essere ammirato, gustato, e gli stessi versi di Orazio ce lo indicano, quando lasciano intendere che dalla casa e dagli spazi adiacenti si poteva ammirare il lungo viale e il suggestivo paesaggio. Il poeta non manca di alludere al fatto che il giardino era anche uno spazio fatto per passeggiare, e ciò fa pensare ad aiuole e a vialetti deliziosamente curati; fatto per intrattenersi a lungo a goderne l’ombra, e ciò presuppone senz’altro la presenza di alberi, in molti casi da frutta. Il giardino doveva anche offrire refrigerio ed essere una festa per gli occhi, come conferma la presenza di una vasca rettangolare e di una fontana, probabilmente decorata e dall’aspetto monumentale. La conoscenza di altre ville di otium e l’osservazione di pitture murali romane che rappresentavano giardini confermano interamente queste ipotesi: Ci dànno un’idea di quella che poteva essere la disposizione dei suoi spazi, con viali, incannucciate, alberi, e ci fanno ipotizzare gli elementi di complemento decorativo che potevano arricchirlo: vasche, transenne in marmo, gabbie di bronzo per uccellini. Un aspetto che forse oggi può sorprendere: non c’erano fiori, o comunque erano pochi, mentre erano prevalenti le varie tonalità di verde di piante, alberi, siepi.

Ma c’è molto di più. L’archeologia di oggi, aiutata dalle scienze e dalle tecnologie più all’avanguardia, riesce a fare dei piccoli miracoli. Ci sono molti dati e strumenti che permettono la formulazione di ipotesi ricostruttive più precise. Ad esempio, è possibile ricavare informazioni sulla presenza di piante e sulla loro grandezza grazie al ritrovamento di vasi con fori per margotte ancora interrati nel suolo (ollae perforatae) utilizzate per la messa a dimora delle piante), oppure dall’esistenza di zolle di terra dal colore differente che ne presupponevano la presenza in tempi molto lontani.

Addirittura, anche lo studio dei pollini, dei fitoliti e di resti vegetali di vario genere ad opera di laboratori specializzati in botanica e paleobotanica consentono di formulare almeno delle ipotesi sulle specie vegetali presenti in quel giardino, sebbene così lontano da noi nel tempo...

Ricostruire un giardino antico 1

00:00 / 01:12

Ricostruire un giardino antico 2

00:00 / 00:59