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Il visitatore si incanta alla vista di Licenza, un antico borgo immerso tra boschi e oliveti a 60 km da Roma.

Numerosi rinvenimenti dimostrano che il territorio fu abitato fin dal Paleolitico ma è in epoca romana che si sviluppano insediamenti agricoli stabili. In seguito alle invasioni barbariche, a partire dal VI secolo, si costruirono castelli e rocche fortificate sui rilievi meno accessibili. Nel 1632 gli Orsini cedettero una parte del feudo ai Borghese i quali, dopo alterni passaggi di proprietà, ne entrarono definitivamente in possesso nel 1761. Suggestiva la visita al Castello e al Ninfeo degli Orsini, un’architettura rinascimentale con una splendida cascata che si getta in una vasca semicircolare. Da non perdere è l’intero centro storico del paese con il Palazzo Baronale, la Villa di Orazio e la Chiesa della Beata Vergine Immacolata, costruita su progetto di Luigi Maria Valadier.  Il Percorso d’Arte nel Giardino dei Cinque Sensi nel Parco Regionale Naturale Monti Lucretili è composto da sette sculture in Travertino Romano realizzate nel 2011 da allievi del Corso di “Scultura Ambientale e Lapis Tiburtinus” dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

IL CASTELLO DI LICENZA 

 

Il Palazzo Orsini o Palazzo Baronale di Licenza è situato nel centro storico del paese e viene fatto risalire alla II metà del XIII secolo.  La base  del palazzo è di forma quadrata e si articola intorno ad una corte chiusa, gli ambienti, tuttavia, sono stati sistemati e rimaneggiati durante varie epoche.  Il mastio, che è la torre più grande, anch'esso di pianta quadrata,  sembrerebbe essere il nucleo più antico, le finestre e molte altre aperture sono invece rinascimentali. Nel XVII secolo furono Roberto Orsini e a suo figlio Mario (vescovo di Bisignano e di Tivoli) ad effettuare i numerosi lavori che si conclusero con l’aggiunta di affreschi  realizzati dal pittore Vincenzo Manenti che raffigurano i Continenti allora conosciuti, le divinità,  la Lupa che allatta Romolo e Remo, intervallati dagli  stemmi della famiglia Orsini. 

Audio-guida del castello di Licenza

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piazza del palazzo
Palazzo Baronale
Castello Orsini

GLI ORSINI A LICENZA

Il Palazzo è in realtà il risultato del più antico fenomeno dell’incastellamento, tipico di tutta la valle del Licenza. Le testimonianze archeologico-documentali lo fanno risalire al IX secolo.  Le origini sono da cercarsi nella volontà e necessità di sfruttare tutte le possibilità offerte dal territorio: un posto facilmente difendibile ma vicino alle attività agricole più produttive. Quando l' abbazia di Farfa che controllava tutta la zona circostante il Licenza, cominciò inesorabilmente a perdere territori e possedimenti a seguito delle ripetute concessioni papali a vantaggio dei signorotti locali volte proprio a scardinare il dominio monastico sulla zona ed imporre la presenza del Papa, la famiglia Orsini si insediò stabilmente a Licenza.

L’origine degli Orsini è controversa. Secondo le antiche genealogie il fondatore della dinastia sarebbe stato un certo Orso, nobile romano, sposato due volte e con cinque figli. Dalle prime nozze sarebbero nati Giordano e Costanzo, dalle seconde, Amalrico, Amedeo e Pantaleone. Da Costanzo, vivente attorno al 1000, sarebbero discesi gli Orsini romani, da Amalrico, dato per vivente addirittura nel 1085, gli Orsini piemontesi estinti però in pochi anni.

Il ramo romano era connesso alla potente famiglia dei Boboni i cui membri, nelle carte documentali, a partire dagli inizi del XI secolo, appaiono quali possidenti di ingenti proprietà nella Sabina e a Roma o membri del clero.  Nella documentazione spesso appaiono con il doppio cognome Orsini-Boboni. I Boboni erano parenti stretti del primo Papa Orsini, Celestino III, che fece la fortuna della dinastia. 

Celestino, al secolo Giacinto di Pietro Boveschi, fu eletto Papa molto anziano, nel 1191, in un momento di grave crisi: l’imperatore Enrico VI aveva accerchiato i possedimenti pontifici grazie al matrimonio con Costanza d’Altavilla, erede della corona di Sicilia, e perseguiva una politica di espansione a scapito della Chiesa e dei grandi feudatari. Celestino III oppose resistenza attraverso una capillare e attenta azione diplomatica proteggendo gli ordini militari ecclesiastici, propugnando una vigorosa politica pastorale in Spagna e nell’Europa orientale, favorendo i parenti e producendo la prima forma di nepotismo sopravvissuta a un pontefice. Papa Celestino III concesse a suo nipote Orso e ai figli di Orso, nomine pignoris ab Ecclesia Romana, di acquistare i feudi e relativi castelli di Vicovaro, Cantalupo e Burdella. I figli ed i nipoti di Giangaetano verranno detti "de domo filiorum Ursi" da cui, "Ursini". Napoleone e Matteo, figli di Giangaetano, consolidarono il potere della famiglia. Napoleone, dopo aver ottenuto la  la città di Manoppello, poi innalzata a contea, diventerà Gonfaloniere della Chiesa e fonderà la prima linea "meridionale" degli Orsini; Matteo, invece, curerà particolarmente gli interessi nella Sabina e nell’agro romano. Gli Orsini dominarono su Licenza, Mandela, Rocca Giovine, Castel Madama, Cineto e Vicovaro fortemente motivati ​​allo sfruttamento della zona che produceva loro rendite e ricavi agricoli eccellenti. 

La  famiglia, tra la fine del XIII e l'inizio del XIV sec., accumulò un patrimonio ingentissimo sull’asse della Tiburtina-Valeria: nel 1252 vennero acquistate case e terreni intorno al Castrum Sancti Angeli l’attuale Castel  Madama e al Castrum Saccomuri (vicino Vicovaro).  I possedimenti si estendevano, quindi, in tutta la valle del Licenza garantendo loro anche la supremazia su Civitella, aggiunta ai propri domini dopo il 1300 con una vera e propria appropriazione, e Percile.

Nel 1351 gli Orsini entrarono in possesso anche del Castello di Roccagiovine. Le lunghe e complesse operazioni intraprese per impossessarsi di castelli che controllavano i più importanti percorsi di comunicazione o quelli con un gran numero di abitanti e quindi produttivi e ricchi, dimostrano chiaramente l'importanza economica delle entrate castrensi. Dietro questa sistematica accumulazione di potere sul territorio intorno a Roma c'era sempre il rapporto privilegiato con la Curia che continuò anche durante il papato di Avignone rendendo successivamente possibile il mantenimento del controllo del territorio anche dopo il ritorno dei Papi a Roma e le trasformazioni subite dal papato nel XV secolo. Forte era il controllo esercitato sugli abitanti legati al dominio da un giuramento di vassalli e obbligati a fornire lavoro: tutto apparteneva al Signore comprese le entrate derivanti dall'esazione delle multe e dal controllo delle strutture ecclesiastiche all'interno del castello, e quelle derivanti da diversi tributi. 

Nonostante le dispute interne che divisero sempre gli Orsini di Vicovaro, signori di Abruzzo e i loro cugini di Licenza, la famiglia cercò sempre di mantenere una unità di territori e intenti. Non sappiamo quanti abitanti ci fossero nel castello di Licenza nel periodo in esame, ma probabilmente fu sempre un castello di modeste proporzioni. Nei registri della prima metà del XV secolo, la comunità fu tassata per 3 rubbie di sale, mentre Burdella ne dovette pagare 5 e Vicovaro 20.  Non abbiamo molte fonti dirette, come la presenza di uno Statuto, che descrivano le caratteristiche della vita della comunità licinese al tempo degli Orsini ma solo notizie derivanti da osservazioni generiche valide per l’intera zona.

Fuori dalle mura i campi erano arati e coltivati a vigneto e cereali con aree più specializzate per legumi. I boschi erano usati per la legna, l'allevamento dei maiali allo stato semibrado e la caccia.

Nel XIV sec. una profonda crisi demografica portò ad una grande trasformazione anche della campagna.  Il declino demografico, associato alle guerre che seguirono lo scisma orientale (1378-1417), spopolò molti centri, in particolare quelli lontani dagli assi della strada principale o a altitudini molto elevate.

Questo comportò la sostituzione di vaste aree di campi coltivati ​​con campi per l'allevamento del bestiame e la sistematica piantagione di alberi (castagni), che crearono i primi segni del confine tra coltivato e incolto.

In particolar modo, la valle del Licenza cominciò ad essere definitivamente abbandonata tra il XV e XVI sec. momento in cui è attestato un  forte aumento della terra incolta e la trasformazione della terra coltivata in pascolo. Questo processo divenne evidente quando tutta la valle passò nelle mani della famiglia Borghese nel XVII secolo. Gli Orsini, infatti, governarono sino al XVII sec. quando oramai, sia l'importanza strategica di questi luoghi che la posizione della famiglia stessa, cominciò a venire meno, soprattutto a causa dei debiti che il ramo vicovarese aveva contratto. Tutti i possedimenti vennero smembrati e subirono passaggi di proprietà.

Licenza rimase di proprietà Orsini solo per un terzo, essendo venduta per altri due terzi alla famiglia Borhgese.  Nel 1761 Roberto Orsini lasciò definitivamente la sua parte a Camillo Borghese. 

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Il MUSEO ORAZIANO

Attualmente il Castello è occupato dall' Antiquario, ossia dal Museo Oraziano.

Il percorso espositivo del Museo offre una significativa raccolta di reperti, incrementati con quelli rinvenuti negli ultimi scavi, e si sviluppa nei locali al piano terra, antico bottaio, del Palazzo Orsini-Borghese. L’originaria musealizzazione risale agli inizi del ‘900 e si deve ad Angiolo Pasqui.

L’archeologo, allora direttore degli Scavi di Roma, del Lazio Antico e della Provincia dell’Aquila, condusse, tra 1911 e 1915, diverse indagini nella Villa occupandosi anche della sistemazione dei reperti. Il Pasqui non riuscì a pubblicare i risultati degli scavi che vennero invece resi noti nel 1926 da Giuseppe Lugli, professore di Topografia Romana all’Università di Roma. 

Il Museo, ospitato inizialmente nel “tinello grande” del Palazzo Baronale, constava di una collezione di oggetti di vario genere, suddivisi per tipologia (ceramica, vetro, bronzo) ma affastellati lungo le pareti di un ambiente abbastanza ristretto, rispecchiando, in questo, il gusto espositivo dell’epoca post-unitaria. Di questa collezione facevano parte anche stucchi murari e calchi in gesso che successivamente vennero spostati al Santuario di Ercole Vincitore. L’allestimento attuale è più moderno e risale al 1993 quando in occasione del bimillenario della morte di Orazio vennero destinate al museo altre 3 sale contigue ampliando, quindi, il percorso ideato dal Pasqui per fornire al visitatore un’esaustiva informazione sulla Villa dal punto di vista storico, archeologico, architettonico e della cultura materiale. 

Vi sono esposti numerosi i reperti:  i frammenti di stucchi e pitture risalgono alla fase iniziale augustea, testimoniando che le decorazioni originarie di volte e pareti furono conservate anche durante i periodi successivi; le sculture (statue, bassorilievi), alcune pertinenti a un ciclo che abbelliva l’edificio termale restituite dagli ultimi scavi, risalgono, invece, anche al II-III secolo e denotano un rinnovamento dell’arredo di ambienti e giardino. Le diverse fasi edilizie sono comprovate da laterizi con “bolli” di fabbrica e da fistulae aquariae inscritte.

Sono presenti anche molti strumenti di uso quotidiano (vasellame, utensili, oggetti personali, monete) che attraversano l’intero arco di vita della residenza protrattosi fino al tardo Impero. 

Gemme e preziosi  databili fra il I sec. a.C. e il II-III d.C., sono invece conservati al Museo Nazionale Romano.  Nella villa vennero ritrovati diversi tesoretti numismatici, ossia monete risalenti a diversi periodi. Un primo gruppo comprende 82 pezzi ritrovati negli scavi 1911-16, una secondo 16 pezzi in quelli del 1997-99.  Le monete furono identificate da Pasqui e descritte da Lugli ma non si trovano più perché furono rubate dal vecchio antiquarium di Licenza all’inizio degli anni 1990. Sappiamo che erano 82 monete , alcuni denari di argento e la maggior parte bronzi di varia denominazione.  Ci sono poi 16 monete tutte in condizioni pessime a causa del tempo, della conservazione, della corrosione del terreno.

I materiali sono stati puliti per essere identificate ma questo non è stato facile a causa dell’acidità del suolo. Sono tutti bronzi e quindi ancora più facilmente soggetti a corrosione tanto che in molti casi la leggenda è sparita lasciando solo tracce del conio originale. La circolazione conferma che una abitazione di tarda età repubblicana ha occupato continuamente fino al 4 secolo d.C. con un picco di circolazione di denaro all'inizio del secondo secolo e una diminuzione progressiva verso l’occupazione medievale. 

LICENZA IN LONTANANZA (2)
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LA SCUOLA DI LICENZA
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LICENZA IN LONTANANZA (2)
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