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GLI SCAVI

 

Dopo alcuni limitati sondaggi nel XVIII secolo, delle vere e proprie campagne di scavo partirono solo nel 1911 ad opera di Angelo Pasqui e successivamente furono continuate con alterne vicende negli anni 30 da Giuseppe Lugli e Thomas Price fino all’ultima campagna, avviata nel 1997 e terminata nel 2001.  

Il Progetto Villa d’Orazio del 1997 nacque grazie ad un accordo tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l’Accademia Americana in Roma e l’Università della California-Los Angeles. Guidata dall’archeologo Bernard Frischer, quest’ultima campagna di scavo ha evidenziato come le precedenti abbiano apportato modifiche sostanziali, restaurando o ricostruendo il sito, cosa che unita alla mancanza di uso della stratigrafia per interpretare i livelli di costruzione, ha comportato una serie di modifiche tali da rendere difficile oggi una lettura e una comprensione esaustiva dell’insieme.  

In sostanza ci sono ricostruzioni quasi totali, nuove elevazioni, rifacimenti e inserzioni di malta o cemento moderni che complicano e spesso hanno del tutto compromesso l’interpretazione delle tracce. Gli ultimi scavi hanno pertanto dovuto scontrarsi con la necessità di distinguere l’antico dal restaurato soprattutto lì dove il secondo era stato fatto con materiali antichi.

Sono state portate alla luce testimonianze dei proprietari della villa identificando i diversi nomi presenti sulle iscrizioni trovate sui condotti di piombo o sui bolli laterizi; sebbene fra questi nomi non figuri quello di Orazio i dati topografici ed i riferimenti che egli fa nelle sue opere riconducono certamente a questa zona.

Oggi la villa si presenta come un insieme di strutture attribuibili a diverse fasi edilizie, alcune di età tardo repubblicana, altre del I secolo, altre ancora di epoca tarda e medievale.

Gli Scavi 1

Gli Scavi 2

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carta topo pietro rosa pubblico dominio
GLI SCAVI NEL 1929 (2)

IL SITO

 

Nel 32 a. C. il poeta latino Quinto Orazio Flacco (65 - 8 a. C.) ricevette in dono da Ottaviano Augusto, tramite Mecenate, protettore di artisti e letterati, una villa rurale nella bassa Sabina. Il poeta, stanco del frastuono della vita cittadina, fu ben felice di immergersi nella vita agreste fra monti e sorgenti di acqua fresca che gli ricordavano la natìa Venosa e descrive spesso nelle sue opere la vita quotidiana e l’ambiente naturale circostante, cosa che sarà fondamentale per localizzare nei secoli successivi la posizione della villa oltre che l’attribuzione della stessa ad Orazio.  La villa fu sempre cercata ma nel Medioevo se ne erano perse le tracce e solo tra il 1700 e il 1800 si identificò con maggior esattezza il sito, compreso fra il Mons Lucretilis ( oggi Colle Rotondo) ed il torrente Digentia,  a non molta distanza dal villaggio Varia ( odierna Vicovaro).

La metà del 700 vide l’arrivo di numerosi studiosi di antichità, naturalisti e artisti-viaggiatori italiani e stranieri (Hackert, Goethe, Harding), che nei loro disegni ritraevano monumenti, paesaggi, chiese.

Le loro opere rappresentano oggi una documentazione preziosa; in particolare, Jacob Philipp Hackert, uno dei più importanti paesaggisti europei della seconda metà del ‘700, maestro di disegno e amico di Goethe, dipinse le famose dieci vedute della casa di campagna d’Orazio. 

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Il Sito

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Villa di Orazio CON LICENZA IN LONTANANZ
ROCCAGIOVINE E PANORMA SULLA VALLE 1955
pianta villa orazio (2)
Licenza VILLA 1960-90 (3) (1)
licenza villa 1900 (2) (1)